Come avvocato divorzista e matrimonialista operante in provincia di Chieti e in Abruzzo metto a disposizione degli utenti alcune norme giuridiche sui motivi di nullità del matrimonio canonico.

Secondo il disposto del can. 1057 del Codice di Diritto Canonico: “L’atto che costituisce il matrimonio è il consenso delle parti manifestato legittimamente tra persone giuridicamente abili; esso non può essere supplito da nessuna potestà umana”. Dalla formulazione legislativa discende che tre elementi sono necessari per costituire un valido matrimonio: il consenso dei nubenti, la loro abilità intesa nel senso dell’assenza di impedimenti stabiliti dalla legge ed il rispetto della forma stabilita dall’ordinamento canonico. Dalla fattispecie sulla validità si ricava simmetricamente che il matrimonio è invalido qualora difetti di uno di tali requisiti.

Tuttavia, poiché il consenso è l’elemento creatore del matrimonio canonico ed è insostituibile per la nascita del vincolo coniugale, in questa sezione tralascerò gli impedimenti ed i difetti di forma ed accennerò brevemente esclusivamente ai motivi di nullità concernenti il consenso matrimoniale, premettendo che essi devono esistere al momento dello scambio del consenso.

1) Incapacità a prestare il consenso.

Nel codice vigente l’incapacità è regolata dal can. 1095 che individua tre fattispecie: a) la mancanza di un sufficiente uso di ragione; b) l’esistenza di grave difetto di discrezione di giudizio; c) l’incapacità per cause di natura psichica di assumere gli obblighi essenziali del matrimonio.

A) Ogni causa che inibisce l’uso dell’intelletto o della volontà rende il soggetto incapace ad esprimere un valido consenso. Il soggetto potrà dunque essere affetto da una malattia mentale in senso stretto, da psicosi di tipo permanente oppure anche da alterazioni delle facoltà mentali di carattere contingente e transitorio purché presenti al momento di contrarre matrimonio.

B) Contrae invalidamente colui che non ha sufficiente capacità critica dei diritti e doveri essenziali del matrimonio o che non ha avuto libera autodeterminazione nel decidere e farsi carico della scelta del matrimonio. Rientrano in questa ipotesi ad esempio i casi di immaturità affettiva, di turbamenti psichici che non consentono al soggetto di compiere una valutazione concreta sulla portata dei doveri matrimoniali o gli impediscono un consenso libero da condizionamenti.

C) Contrae invalidamente il soggetto che sempre per cause di natura psichica non è in grado di adempiere e quindi di assumere uno o più obblighi essenziali del matrimonio, come ad esempio il bene dei coniugi, la fedeltà, l’indissolubilità, la generazione ed educazione della prole.

L’incapacità consensuale non deve essere confusa con una difficoltà, per quanto consistente, a valutare criticamente e liberamente e ad assumersi la scelta matrimoniale o ad adempiere le obbligazioni essenziali della medesima per cui nel corso del processo per la valutazione della causa psichica e della sua gravità si ricorre all’ausilio di un perito

2) Simulazione del consenso.

Il can. 1101 § 1 ha previsto una presunzione di corrispondenza tra il volere interno dell’animo e le parole o i segni adoperati nel celebrare il matrimonio ritenendo che, se il nubente solennemente manifesta il consenso matrimoniale, si presume abbia l’intenzione di obbligarsi secondo quanto stabilito dal diritto canonico. Tuttavia, in forza del carattere sacramentale del matrimonio, tale presunzione può essere superata ogniqualvolta vi sia la prova di una volontà difforme, in quanto lo stesso canone al § 2 stabilisce che “se una o entrambe le parti escludono con un positivo atto di volontà il matrimonio stesso, oppure un suo elemento essenziale o una sua proprietà essenziale, contraggono invalidamente”. Pertanto, se alla manifestazione esterna del consenso matrimoniale non corrisponde analoga volontà interna del nubente, malgrado l’apparente celebrazione religiosa, non sorgerà alcun vincolo coniugale. Allorquando la divergenza tra la volontà interna del soggetto e la sua manifestazione esterna sia voluta dal dichiarante, si suole parlare di simulazione di consenso che può essere totale o parziale.

Nella simulazione totale si nega il matrimonio stesso così come inteso dal diritto canonico; dal consenso non si vuole far derivare alcun obbligo e si contrae il matrimonio per altre motivazioni: ad esempio di carattere economico.

Nella simulazione parziale il soggetto vuole il matrimonio ma esclude un elemento essenziale o una proprietà essenziale del medesimo.

Sono proprietà essenziali del matrimonio canonico: l’unità e l’indissolubilità; sono elementi essenziali: il bene dei coniugi, la procreazione ed educazione della prole, la sacramentalità.

In tutte le ipotesi di simulazione di consenso è necessario che il nubente abbia escluso il matrimonio o un suo elemento o proprietà con un positivo atto di volontà.

Vizi e difetti che intaccano la libertà del consenso.

1) La violenza fisica o il timore grave (can. 1103) incusso dall’esterno, anche non intenzionalmente, per liberarsi dal quale la persona è costretta a scegliere il matrimonio. Il timore può essere anche reverenziale, ove l’oggetto del timore è la perdita del rapporto affettivo con colui che lo induce, il senso di colpa nei confronti della persona con cui si ha un vincolo di dipendenza affettiva o psicologica (ad esempio nel rapporto genitore-figlio)

2) L’errore sulla persona (can. 1097 § 1), ossia sulla sua identità fisica.

3) L’errore su una qualità personale dell’altro contraente (can. 1097 § 2) qualora questa qualità sia voluta dal nubente in modo diretto e principale, ossia prevalente rispetto all’oggetto del consenso. In altre parole la qualità, non frivola e banale, deve essere posta dal contraente come oggetto sostanziale del consenso matrimoniale. Non ha invece rilievo l’errore sulla personalità in quanto la norma parla di qualità che deve poter essere oggetto di specifica valutazione.

4) L’errore doloso (can. 1098), ossia un errore indotto con l’inganno dall’altro nubente o da terzi, per ottenere il consenso matrimoniale, purché abbia ad oggetto una qualità fisica o morale dell’altra parte che, per sua natura, può perturbare gravemente la vita coniugale.

5) La condizione apposta al consenso (can. 1102), ossia si fa dipendere l’efficacia giuridica del consenso matrimoniale da un fatto ad esso esterno. La condizione futura rende il matrimonio sempre invalido; la condizione concernente il passato o il presente rende il matrimonio valido o meno a seconda che esista o no il presupposto della condizione.

Nell’ipotesi di un matrimonio fallito, qualora sorgano legittimamente dei dubbi sulla validità del matrimonio sacramentale contratto, dopo un’accurata consulenza, si può adire il Tribunale Ecclesiastico competente per cercare la verità sulla propria situazione personale. Infatti, «lo scopo del processo è la dichiarazione della verità da parte di un terzo imparziale, dopo che è stata offerta alle parti pari opportunità di addurre argomentazioni e prove entro un adeguato spazio di discussione. Questo scambio di pareri è normalmente necessario, affinché il giudice possa conoscere la verità e, di conseguenza, decidere la causa secondo giustizia» (BENEDETTO XVI, allocuzione agli uditori della Rota Romana, 28 gennaio 2006).
Quando il Tribunale Ecclesiastico, al termine del processo, ritiene esistente una causa di nullità, “dichiara” che il matrimonio è nullo, ossia che dalla celebrazione del matrimonio non è sorto un vincolo valido. Per tale motivo, del tutto impropriamente si usa parlare di “annullamento di matrimonio”; si tratta invece di una “dichiarazione di nullità”.

Il Tribunale Ecclesiastico da adire per la dichiarazione di nullità matrimoniale è individuato dal can. 1673 secondo cui è competente: “1) il tribunale del luogo in cui il matrimonio fu celebrato; 2) il tribunale del luogo in cui la parte convenuta ha il domicilio o il quasi domicilio; 3) il tribunale del luogo in cui la parte attrice ha il domicilio purché entrambe le parti risiedano nel territorio della stessa Conferenza Episcopale e il Vicario Giudiziale del luogo di domicilio della parte convenuta udita la medesima sia d’accordo; 4) il tribunale del luogo in cui di fatto si debba raccogliere la maggior parte delle prove, purché si aggiunga il consenso del vicario Giudiziale del domicilio della parte convenuta il quale prima la interroghi, se mai abbia qualcosa da eccepire”.

A Chieti ha sede il Tribunale Ecclesiastico Regionale Abruzzese – Molisano che comprende le seguenti diocesi: Avezzano, Campobasso – Boiano, Chieti – Vasto, Isernia – Venafro, Lanciano – Ortona, L’Aquila, Pescara – Penne, Sulmona – Valva, Teramo – Atri, Termoli – Larino, Trivento.

A Fermo ha sede il Tribunale Ecclesiastico Regionale Piceno che comprende le seguenti diocesi: Ancona – Osimo, Ascoli Piceno, Camerino – San Severino Marche, Fabriano – Matelica, Fano – Fossombrone – Cagli – Pergola, Fermo, Iesi, Loreto, Macerata – Tolentino – Recanati – Cingoli – Treia, Pesaro, San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto, Senigallia, Urbino – Urbania – Sant’Angelo in Vado.

Infine, qualora si sia alla presenza di un matrimonio non consumato, è possibile chiedere la dispensa per il proprio matrimonio che viene concessa, se sussistono determinate condizioni, al termine di un procedimento amministrativo (non giudiziale, come per le cause di nullità matrimoniale).

Naturalmente con queste brevi indicazioni ho fornito solo informazioni sommarie per le persone che possono essere interessate a rivolgersi ad un Tribunale Ecclesiastico per ottenere la dichiarazione di nullità del proprio matrimonio.